La scelta del nome
Lo pseudonimo scelto dallo scrittore Ettore Schmitz vuole sottolineare la sua doppia natura italo-tedesca ed è per noi il simbolo della nostra identità binazionale e biculturale.
La multiculturalità dello scrittore fu base di quell'ispirazione che lo portò a diventare uno dei più grandi nomi della letteratura mondiale moderna. È stato spesso definito il maggior scrittore in lingua italiana di formazione mitteleuropea.
Aron Hector Schmitz, in arte Italo Svevo, nacque a Trieste nel 1861 da madre italiana e padre austriaco. Morì a Motta di Livenza (Treviso) nel 1929 in un incidente stradale.
Già a 12 anni fece la sua prima esperienza da emigrato e venne in Germania per assolvere una formazione professionale nel settore del commercio. Oltre alle materie tecniche e commerciali studiò quattro lingue.
Per più di 20 anni viaggiò attraverso l’Europa come rappresentante di commercio, in particolare in Germania.
La sua biografia lo rese sensibile alle inquietudini tipiche del Novecento. Appassionato di letteratura e affascinato dalla psicoanalisi – pur non credendoci – e dall'indagine della coscienza e dei suoi meccanismi, testimoniò con i suoi scritti il relativismo e la frantumazione del reale affiancandosi così a Proust, Joyce e Pirandello.
Scrisse racconti brevi e romanzi. Ricordiamo “Una vita" e “Senilità", influenzati dal realismo e naturalismo francese (H. de Balzac, È. Zola) così come dalla filosofia di A. Schopenhauer. Seguirono “La coscienza di Zeno" del 1923, dove sono riconoscibili gli influssi di S. Freud.
Fu proprio J. Joyce, insegnante di inglese e grande amico di Svevo, che indirizzò l’interesse dei critici e letterati francesi sulle sue opere: V. Larbaud e B. Crémieux apprezzarono enormenete i suoi scritti e ne decretarono così uno straordinario successo in campo europeo.
In Italia fu Eugenio Montale con il suo saggio critico “Omaggio a Svevo“ (1925) a porre la sua letteratura sul piano più alto di quella europea.







